Commento al Vangelo di domenica 14 Febbraio 2010. VI Domenica del Tempo Ordinario-C
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO-C
Dal Vangelo secondo Luca ( 6, 17.20-26)
In quel tempo, Gesù diceva: «Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti»
DIPENDERE PER SCELTA
Una delle prime critiche che si fanno ai preti durante le prediche è il ripetere le stesse cose, dire si e no un concetto preso e girato e rigirato da un lato e l’altro. Immaginando di esser li, 2000 anni fa, nel momento in cui Gesù, decine e decine volte avrà pronunciato queste parole, certamente sarebbe uscita la stessa critica. Che senso ha dire “ beati i poveri”…e poi dire “ guai a voi ricchi”? Non è la stessa cosa? Non bastava dirlo una volta? Se lo fa di certo c’è un motivo, e le motivazioni di Gesù hanno alla base sempre un profondo amore per l’uomo, per me e te. Gesù ci conosce, è uomo come noi, ed stupendamente Dio, sa che spesso pur di arrangiarci scendiamo a compromessi. No, non bastava dire “ beati i poveri”, era necessario dire “ guai ai ricchi” … perché non avessimo scuse. Ma quali poveri e quali ricchi? E perché beati? Che senso ha dire ad un povero che è felice? Non viene esaltata la povertà e disprezzata la ricchezza, ma le persone, e alle persone le scelte, gli stili, i comportamenti. Esser poveri nella Bibbia è essere capaci di dipendere, sapere di non essere onnipotenti. Siamo onesti con noi stessi. Perché ad esempio non riusciamo a perdonare gli altri? Ci siamo mai chiesti se forse il motivo non è nel non riuscire ad accettare che altri perdonino noi? Cioè riconoscere di aver sbagliato, di aver bisogno di chiedere scusa e quindi accettare che un altro mi dia amore. Un vero e proprio dramma in alcuni casi. Il maledetto orgoglio che illude un cuore di esser ricco e capace di bastare a se stesso, lo illude di una momentanea consolazione. Ecco perché Gesù tiene a precisare. Non ci sono vie di mezzo, esiste la radicalità di una scelta, da persone mature, uno stile da adottare, lo stile della povertà per amore. Cosi lo stile del pianto, di coloro che non si vergognano di piangere, di esser bisognosi si cercare e di aver bisogno degli altri accanto per vivere, lo stile di chi per desiderio di amore, giustizia, verità, per amore delle cose chiare e schiette rischia di ricevere brutte parole. Ora però ci occorre un passo in più, in rispetto della nostra intelligenza. Chiederci se questo amore è solo qualcosa di umano, questo stile è solo potenza e facoltà umana. È evidente che è no, altrimenti non ne avrebbe parlato Gesù, se Lui che è Dio si è messo in mezzo un motivo c’è. Lui è amore, Lui è perdono, Lui ha usato e dato amore e perdono, Lui ha pianto senza vergognarsi, Lui ha sofferto. Ecco la consolazione, ecco la gioia, ecco il perché dell’essere felici in questo stile: hai Dio accanto, fai ciò che Lui è e fa. Tuttavia la nostra ragione fa fatica a capire che questa è una strada “ conveniente”, siamo troppo abituati al profitto, al compromesso in tutto, dal compito da copiare, al carnevale da organizzare, alla politica. Non siamo capaci di amare liberamente e gratuitamente perché amati già per primi da questo Dio, e in Lui vivere uno stile schietto e libero, radicale, povero, capace di “ vantarsi” della debolezza perché luogo di incontro con altri. È qui la convenienza, chi vive di Dio, chi vive ciò è beato perché sa che la sua debolezza non è una sconfitta, ma la via che ti apre all’amore degli altri, al capire, comprendere, accettare e aiutare per esser capiti compresi accettati e aiutati. Il cristianesimo non è “ la classe dei disperati”, ma la famiglia di Dio, dell’amore capace di rivoluzionare la società. A noi la scelta. Facciamo silenzio e concediamo a noi stessi dinanzi a questa pagina di fare una scelta, però radicale e senza compromessi. Almeno con noi stessi e nel silenzio con Lui siamo onesti. BUONA DOMENICA
( a cura di Massimiliano Arena)