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06 mar 10
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Messaggio dell'Arcivescovo per la Quaresima
Muoviamo insieme i primi passi, fratelli e sorelle carissimi, nel grande itinerario della Quaresima
Verso la luce della Pasqua
"Sin dall'inizio guardiamo alla meta, la notte di Pasqua"

Muoviamo insieme i primi passi, fratelli e sorelle carissimi, nel grande itinerario della Quaresima, e sin dall’inizio guardiamo alla meta, al luogo verso cui essi ci dirigono, cioè alla notte santa in cui la fatica del nostro viaggio si scioglierà nel canto dell’Alleluia, e la nostra penitenza riceverà luce dal cero pasquale.

E nel frattempo? Perché non possiamo andare subito, e direttamente, a farci illuminare e riscaldare da quella luce? Perché la Chiesa ha scelto di farci mettere in viaggio, e ci chiede di camminare per cinque settimane nell’ascolto della Scrittura, e nell’esercizio del digiuno e della penitenza? Che cosa accadrà, mentre ascoltiamo il racconto delle tentazioni di Gesù e della sua trasfigurazione sul Tabor?
Accadrà che pian piano, ascoltando e camminando, riflettendo e battendoci il petto, noi comprenderemo meglio la nostra sterilità, riflessa in quel fico di cui ci parlerà la parabola di Gesù, quella pianta che non riesce a portare frutti, e insieme contempleremo la pazienza di Dio che sceglie di non tagliarlo perché desidera che germogli ancora.

Poi ci immedesimeremo nella vicenda di quei due figli che si allontanano dal padre nell’incomprensione assoluta del suo amore, e rimarremo atterriti sentendo la nostra freddezza bruciarci dentro di fronte al suo abbraccio offerto di nuovo, incondizionatamente, al di là di ogni nostro atteggiamento.
E poi sentiremo di quella donna adultera, accerchiata dalla violenza di chi si ritiene giusto e senza macchia, rimanere lì, ferma, impaurita, prigioniera persino del suo stesso senso di colpa quando i suoi accusatori se ne sono andati, e ci guarderemo dentro per sentire in noi quelle stesse paure, fino a quando non si scioglieranno in lacrime ascoltando le parole del Maestro: “neanche io ti condanno...”.
E alla fine, aprendo la grande settimana, nella domenica delle Palme, vedremo il Messia rigettare ogni cavalcatura nobile e forte, foriera di violenza, e scegliere il sostegno mite di un asino, per percorrere la sua strada di condivisione estrema con tutte le vittime della violenza e dell’ingiustizia, rinunciando ad ogni condanna, ad ogni vendetta, ad ogni contraccambio.

Perché, allora, non andiamo subito a metterci sotto la luce del grande cero pasquale, la notte di Pasqua?
La Chiesa ci chiede di acquisire uno sguardo realistico su noi stessi e sulla nostra debolezza per dirci, contemporaneamente, che Dio ci accoglie incondizionatamente, che ci ama per quello che siamo, che ad ogni istante stende la sua mano perché le nostre cadute non ci lascino a terra per sempre. Senza la consapevolezza della nostra povertà, la misericordia di Dio non sarebbe nulla di veramente prezioso per noi.
Solo quando ognuno di noi comprende davvero quanto sia misero e ferito, e nonostante ciò ha il coraggio di lasciarsi incontrare dall’amore di Dio infinito che lo accoglie e gli apre le braccia senza chiedergli nulla in cambio, solo allora scocca quella scintilla che illumina la notte di Pasqua, squarcia ogni buio nel cuore.

Sì, è divina la luce di quel cero, non l’abbiamo accesa noi, ma essa non brillerà mai veramente nelle notti di chi presume di essere giusto, perfetto, sano. Quel cero è acceso per chi sta a terra, per chi non ce la fa, per chi sa di essere un peccatore e comprende benissimo che rischia di non riuscire ad alzarsi più da solo. Quella luce brilla nel cuore di chi rimane sbigottito scorgendo quanto è amato da Dio anche se non se lo merita.

Ecco perché la Chiesa ci chiede di fare un lungo itinerario quaresimale prima di poter cantare l’Alleluia. Perché quel canto, prima di affiorare sulle nostre labbra, inizi nel nostro povero cuore penitente e perdonato.

Buona quaresima a tutti

+ Michele Castoro, arcivescovo


[Inviata da Vincenzo]