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17 lug 10
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AMORE ATTIVO O PASSIVO?
Commento al Vangelo di Domenica 18 Luglio 2010
XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO/C

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)
In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c'è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”


AMORE ATTIVO O PASSIVO?

Che bellezza! Oggi siamo davanti ad un Gesù profondamente umano, che vive anche lui la voglia di rinfrescarsi, riposarsi, e trovare delle persone splendide con cui stare. È la voglia che ci prende in estate. Gesù a casa di due sue amiche, ha voglia di stare li e rilassarsi. Ma questa semplice e meravigliosa scena di amicizia nasconde dei piccoli segreti per una vita più felice, e imprevedibile nell’accogliere l’amore, fuori dagli schemi dello stabilito, come è proprio dell’amicizia, e dell’amore come insegna il Vangelo. Spesso viviamo le relazioni nell’ottica della convenienza, del ciò che ci piace, del “ dove mi trovo meglio”, e questo ha anche la sua profonda validità, ma occorre forse dividere l’amicizia dall’amore fraterno, questo aiuterebbe a distinguere le cose facendo cadere pretese ed evitando forse delusioni. L’amore fraterno è quella maturazione cristiana della semplice conoscenza, è la possibilità di saper accogliere tutti, donare a tutti il tempo dello stare insieme, donare la possibilità di costruire progetti di amore agli altri, accoglierne i limiti, sostenere. Tutto ciò può avvenire senza condivisione della propria vita privata. Esiste poi l’amicizia, li dove c’è il di più, dove due libertà, due verità, due intimità di cuori si incontrano. Ma nel brano c’è ancora altro, qualcosa di più, c’è la domanda che tutti dovremmo farci nell’intraprendere qualsiasi scelta, azione, attività: “ perché e per chi lo faccio?”. Due sorelle, due modi di esser, non all’opposto, ma in gradi di priorità diverse, bisognose di esser collegate per fare il top … rischiose di fare flop scollegate. Contemplazione, riflessione da una parte, e attività, progettazione dall’altra. Oggi come oggi, dai più atei, ai più inseriti nelle parrocchie, siamo ammalati di attivismo, di cose da fare e progettare, un po’ per il ritmo che la stessa società ha, e un po’ per l’inconscio bisogno di dimostrare agli altri che valiamo qualcosa. Marta fa mille cose per Gesù ma non si sta godendo Gesù. Noi rischiamo di fare mille cose per Gesù e per gli altri nelle parrocchie ma di non godere di Lui. Rischiamo di fare mille cose per noi ma di non godere di noi stessi, dei tesori che ci portiamo dentro, ammirarli nel silenzio, stupirci capendo che Qualcun altro muove il tesoro che siamo. Non è difficile trovarci a fare mille serate, feste tra amici e non capire cosa desideriamo davvero. Non è difficile trovare giovani che fanno grest, attività, oratori, campiscuola spendendo tutto se stessi, e poi saltano la Messa domenicale, oppure non trovano durante il giorno 15 minuti per la lettura sincera della Parola di Dio. Perché e per chi le facciamo certe cose? Maria vuole godere di Gesù, noi possiamo godere di Lui, dobbiamo godere di Lui, e in Lui, nel silenzio con Lui godere di noi, dei doni che giorno per giorno scopriamo in noi, pregare, riflettere, confrontare le mie scelte, le mie parole dette agli altri, le mie pretese, con la Sua Parola. Godendo di Dio in noi godiamo della parte migliore di noi stessi. Di li, e solo dopo ciò, possiamo fare “ servizi” per gli altri, e poi tornare per portarli in preghiera. Senza la preghiera il resto è pure tornaconto personale, che, come dicevo prima, soddisfa solo l’inconscio bisogno di fare qualcosa e dire che c’ero anche io. Oggi Gesù è come se dicesse a ciascuno di noi: “Tu sei molto di più. Tu non sei le cose che fai; tu puoi stare con me in una relazione diversa, condividere non solo servizi, ma pensieri, sogni, emozioni, sapienza, conoscenza. Perché io non cerco servitori, ma amici, non persone che facciano delle cose per me, ma gente che mi lasci fare delle cose dentro di sé.”( Ermes Ronchi). Essere cristiani è meraviglioso, è più che fare cose, e comunicare che condividiamo il sogno di Dio, il sogno del nuovo regno dell’amore ne viviamo la durezza, la passione la fatica. Per far questo occorre relazione, non semplice conoscenza con Gesù. È un amore “passivo” da godere, di Lui in me, e poi attivo che sarà una conseguenza, un bisogno, che ti scoppia dentro. Solo cosi il cristiano diventa un uomo interessante. BUONA DOMENICA!!!

( A cura di Massimiliano Arena)